Il processo ai sahrawi protagonisti della prima protesta della “primavera araba”, quella di Gdeim Izik nei Territori Occupati del Sahara Occidentale nel ottobre – novembre 2010 è stato nuovamente rinviato. I 24 imputati, di cui 23 in carcere, dovevano comparire oggi davanti al tribunale militari di Rabat.
Sono in carcere da 2 anni con pesanti accuse di omicidio e associazione a delinquere.
I sahrawi contestano tutte le accuse loro rivolte e il fatto di dover comparire davanti a un tribunale militare. Questa mattina, all’ora prevista per l’apertura del processo, le famiglie dei prigionieri hanno protestato di fronte al tribunale e reclamato immediata liberazione.
Erano presenti osservatori internazionali da Italia, Spagna, Francia e Belgio.
I difensori dei diritti umani sahrawi sottolineano che il mancato processo, dopo un primo rinvio nel gennaio di quest’anno, manifesta il timore del regime che le udienze si trasformino in atti di accusa nei suoi confronti a causa di inconsistenza delle prove e delle accuse.
L’accampamento della dignità di Gdeim Izik venne smantellato l’8 novembre 2010 manu militari.
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mercoledì 24 ottobre 2012
sabato 13 ottobre 2012
Giannassi all'Assemblea Generale dell'Onu
IL SINDACO GIANASSI È INTERVENUTO ALL’ASSEMBLEA
GENERALE DELL’ONU
Il pluridecennale impegno di
Sesto Fiorentino per l’autodeterminazione del popolo Saharawi è sbarcato alle
Nazioni Unite. Ieri il sindaco Gianni Gianassi è intervenuto a New York
all’audizione del IV Commissione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite,
quella incaricata dei processi di decolonizzazione. La sessione plenaria che si
è tenuta nella giornata di ieri nel Palazzo di Vetro era interamente dedicata
alla situazione del Sahara Occidentale ed è servita ad ascoltare le istanze
presentate da una cinquantina di soggetti provenienti da ogni parte del mondo.
“Sesto Fiorentino è città di pace e dal 1984 è gemellata con la città saharawi
in esilio di Mahbes - ha affermato il sindaco - da allora abbiamo sposato e
sostenuto pienamente la giusta lotta per l’autodeterminazione del popolo
saharawi, affinché si superasse definitivamente l'ultima colonia africana.
Oggi, però, sono qui per rappresentare ciò che ho visto, nella mia visita del
marzo 2011, nella città di El Aaiun, dove mi ero recato, in incognito, per
consegnare la cittadinanza onoraria di Sesto Fiorentino ad Aminatou Haidar,
donna simbolo della resistenza pacifica del popolo saharawi. Ho potuto
constatare il regime di occupazione militare e il controllo capillare del
territorio da parte dell’esercito e
della polizia marocchina. Strade e piazze sono costantemente sorvegliate. Ho
raccolto la testimonianza delle numerose violenze impunite, ho visto le
conseguenze della violenza dello sgombero di Gdeim Izik, e ho appreso, dalla
voce degli avvocati che hanno difeso i prigionieri saharawi, le condizioni di
detenzione nelle quali versavano più di 100 manifestanti e le difficoltà dei
legali a vedere accolte le richieste di processi pubblici, davanti agli occhi e
all’attenzione della comunità internazionale”.
Il sindaco Gianassi, al pari di
gran parte degli altri intervenuti, ha chiesto infine alla Commissione dell’ONU
presieduta dal gabonese Noel Nelson Messone di accelerare il processo di
autodeterminazione, sottolineando le potenzialità del popolo saharawi. “La loro
lotta pacifica e democratica è una speranza in un mondo pieno di guerra e di
terrorismo”, ha concluso. (rm)
Il testo integrale
dell’intervento del sindaco Gianni Gianassi alla IV Commissione dell’Assemblea
Generale delle Nazioni Unite:
Signor presidente della
Commissione, signori diplomatici, signore e signori.
Sesto Fiorentino è città di pace
e dal 1984 è gemellata con la città saharawi in esilio di Mahbes.
Da allora abbiamo sposato e
sostenuto pienamente la giusta lotta per l’autodeterminazione del popolo
saharawi, affinché si superasse definitivamente l'ultima colonia africana.
Abbiamo sempre sostenuto le
risoluzioni dell’Onu, affinché si potesse finalmente tenere un referendum che
desse ai saharawi la possibilità di decidere del proprio futuro. Noi
continuiamo a chiedere al Consiglio di Sicurezza di far rispettare rapidamente
le proprie risoluzioni.
Oggi, però, sono qui per
rappresentare ciò che ho visto, nella mia visita del marzo 2011, nella città di
El Aaiun. Città dove mi ero recato, in incognito, per consegnare la
cittadinanza onoraria di Sesto Fiorentino ad Aminatou Haidar, donna simbolo
della resistenza pacifica del popolo saharawi. Nel breve soggiorno nella capitale
del Western Sahara ho potuto constatare il regime di occupazione militare ed il
controllo capillare del territorio da
parte dell’esercito e della polizia marocchina. Strade e piazze sono
costantemente sorvegliate. Ricordo che la mia visita è avvenuta all’indomani
dei tragici fatti della repressione di Gdeim Hizik. Ho raccolto la
testimonianza delle numerose violenze impunite, come quella sul giovane Said
Dambar, uno dei promotori di Gdeim Izik, ucciso da due marocchini nel 2010, ed
alla cui famiglia mai sono state chiarite le cause della morte, nonostante
insistenti richieste e denunce in tal senso. Ho visto le conseguenze della
violenza dello sgombero di Gdeim Izik, come quelle che hanno colpito la
cittadina saharawi Oubaih Khadija per sempre paralizzata alle gambe. Ho
appreso, dalla voce di un pool di avvocati che ha difeso i prigionieri saharawi
del “campo della dignità”, le condizioni di detenzione nelle quali versavano
più di 100 manifestanti e le difficoltà dei legali a vedere accolte le richieste
di processi pubblici, davanti agli occhi e all’attenzione della comunità
internazionale.
Quanto da me osservato e
denunciato, sia al Governo Italiano che all’Alto Rappresentante Europeo, ha
trovato piena conferma nella relazione della Fondazione Kennedy che ha visitato
il territorio del Sahara Occidentale con l’intento di indagare sulla violazione
dei diritti umani.
Aggiungo che nei molti anni
d’impegno ho avuto occasione di incontrare tanti rifugiati e cittadini del
territorio occupato che portavano sul loro corpo i segni delle torture e delle
gratuite violenze che la repressione marocchina ha loro inferto: donne come
Sultana Jaya, attivista per i diritti umani, picchiata e menomata mentre
manifestava pacificamente per le strade di El Aaiun e giovani come Ahmed Brahim Ettanji, esponente della
resistenza saharawi più volte imprigionato e torturato.In questi lunghi anni ho
incontrato anche tanti saharawi che vivono in esilio, nei campi di rifugiati di
Tindouf in Algeria: donne, bambini, uomini che sopravvivono grazie agli aiuti
dell’Unhcr dei Governi e degli Enti amici e che subiscono anch’essi, da quasi
40 anni, il diniego al diritto di vivere liberi, nella loro terra.
Testimonio tutto ciò a questa
Onorevole Commissione, affinché sostenga con forza l’accelerazione del processo
di autodeterminazione.
La lotta pacifica e democratica
del popolo saharawi è una speranza in un mondo pieno di guerra e di terrorismo
che illumina l’azione e lo spirito delle Nazione Unite.
Grazie per la vostra attenzione.
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